Dott.ssa Amaride Calabria - psicologa
Il
mal di testa, più propriamente “cefalea”, è una patologia che in
alcuni casi può rivelarsi estremamente invalidante, sia dal punto di
vista individuale che in termini di costo sociale. Si può fare una
prima distinzione tra cefalee “primarie” e “secondarie”: al contrario
di queste ultime, che hanno sempre una causa ben identificabile
(traumi, infezioni…), le prime sono per lo più provocate da processi in
parte sconosciuti.
E’
proprio in questo ambito che sembrano essere maggiormente rilevanti i
fattori psicologici, che qui intendo riportare. Come ricorda Pini
(2006), già dagli anni Cinquanta si è cercato di “disegnare” il profilo
di personalità “tipico” della persona sofferente di mal di testa, con
risultati per lo più scoraggianti. Sembra invece utile indagare il
temperamento, ma soprattutto le strategie adottate dal soggetto
per gestire lo stress ed esprimere le proprie emozioni. Già
Wolff (1937) aveva individuato alcuni aspetti del carattere di questi
pazienti che potrebbero rendere più faticoso l’adattamento all’
ambiente fisico e sociale.
Essi, infatti, tendono ad essere ambiziosi e
competitivi; sono anche perfezionisti e tendono a sovraccaricarsi di
impegni, trascurando le normali esigenze del corpo di riprendersi da
uno sforzo fisico o mentale. Temono le critiche altrui, e per questo
motivo spesso le relazioni sociali sono fonte di tensione; la
caratteristica predominante, però, sembra essere la tendenza a
reprimere e a gestire in modo inadeguato le emozioni, soprattutto la
rabbia. L’uso dello STAXI di Spielberger (un test psicologico che
misura proprio questa emozione) ha infatti confermato la tendenza di
questi pazienti a controllare la rabbia e a rivolgerla verso
l’interno.
Questo, a mio parere, spiega in parte il collegamento
con la depressione (per lo più di tipo cronico), spesso
presente nelle persone soggette al mal di testa: in entrambi i
disturbi, infatti, sembra esserci alla base una cattiva gestione della
propria aggressività. Anche l’ansia, però, sembra avere un
ruolo di primo piano, soprattutto nelle cefalee di tipo tensivo (dovute
alla contrazione dei muscoli del collo, del cranio e delle spalle).
Ovviamente, il fatto di possedere determinati tratti di personalità
costituisce solamente una predisposizione alla
patologia; essa potrà scatenarsi in concomitanza ad alcuni fattori
stressanti di varia natura (problemi lavorativi, affettivi…).
Sembra, in sintesi, che queste persone abbiano delle grosse
difficoltà a lasciarsi andare, letteralmente a “perdere la testa”: è il
primato del pensiero, che avviene proprio in questa sede,
sull’emozione e sugli istinti. Queste persone, come ho detto
precedentemente, utilizzano modalità inadeguate di gestione dello
stress: la repressione, e addirittura l’inconsapevolezza, della propria
rabbia ne è un esempio. E’ importante e soprattutto incoraggiante
ricordare, però, che molte strategie sono state apprese, e
per questo motivo possono essere modificate con un’adeguata
terapia psicologica.
Ad esempio, in questi soggetti vi è spesso la
tendenza al catastrofismo e a preoccuparsi eccessivamente per
i normali problemi della vita, forse perché temono che la situazione
“sfugga” dal loro controllo; in questo caso, il ruolo dello psicologo è
quello di aiutare l’individuo a valutare in modo più oggettivo,
trovando insieme delle prove concrete, il grado di prevedibilità e
controllabilità degli eventi. Anche la tendenza all’isolamento e al
ripiegamento su se stessi può essere modificata, aiutando la persona ad
affrontare gli altri comunicando le proprie esigenze, perplessità ed
emozioni in modo diretto, senza soffocarle o, peggio, riversarle su di
sé, a scapito della propria salute fisica e psichica.
Il mal di testa,
in sintesi, può essere un importante segnale del corpo, che “invita” il
soggetto a modificare il proprio stile di vita; a volte, infatti, può
essere utile imparare ad essere meno esigenti verso gli altri e
soprattutto verso se stessi, ponendosi obiettivi più realistici.
Ovviamente, bisogna prima di tutto escludere qualsiasi possibile causa
organica, sottoponendosi agli opportuni esami medici; ma, in assenza di
altre patologie, risulta necessario riflettere sulle possibili “cause”
individuabili nella propria vita.
Bibliografia:
- T. Dethlefsen, R. Dahlke (2003), “Malattia e destino. Il valore e
il messaggio della malattia” (pagg. 171-177), Edizioni Mediterranee.
- M. Pini (2006), “Aspetti psicopatologici delle cefalee primarie.
Teorie, metodi e risultati della ricerca”, Franco Angeli.
Tratto da "Psiconline.it"
Nessuno ha commentato questo articolo. |