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Riconoscerla e prevenirla... violenza sui minori
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ImageLinda Valletta - Psicologa
In una società come la nostra, freneticamente in corsa, spesso risulta difficile da parte degli adulti dedicare un’adeguata attenzione alle esigenze dei bambini per quanto concerne la loro vita emozionale ed affettiva. Costruire un dialogo con loro che permetta un’osservazione accurata circa eventuali problematiche più o meno profonda presenti nell’infanzia diviene così un’esigenza sempre più marcata.

Infatti, in conseguenza della trasformazione sociale che abbiamo e stiamo attraversando, da un lato i bambini sono iperprotetti, mentre dall’altro vengono sottoposti con una frequenza inimmaginabile a violenze fisiche e psicologiche.In Italia sono migliaia i casi di violenza. Incredibilmente il luogo dove più frequentemente si presentano situazioni di disagio, senza distinzione di status sociale, è l’ambienta familiare.

L’abuso del minore che comprende la violenza fisica e psicologica, insieme a quella sessuale, vede coinvolti ad una molteplicità di fattori (individuali, culturali, sociali..) interrelati tra loro in modo assai complicato.Allarmante fenomeno questo che indiscutibilmente chiama in causa la responsabilità di tutti noi adulti, familiari e non.Benché l’argomento in questione si presti ad essere trattato da svariate angolazioni, in questa sede mi sono proposta di affrontare il fenomeno da un punto di vista psicologico.

Purtroppo in questi casi la prevenzione è molto difficile da realizzare, in quanto le questioni familiari restano isolate e chiuse in sé stesse,e quando vengono affrontate l’impatto è molto gravoso,la terapia è estremamente delicata.
  • Che cos’è la violenza?

Per violenza sui minori si intende ogni atteggiamento aggressivo fisico o psicologico diretto verso neonati, bambini o adolescenti, vittime deboli, inermi, timorosi di denunciare le violenze da loro subite.
Possiamo accennare alla differenza che sussiste tra la violenza, la quale racchiude un carattere di maggior urgenza, dal maltrattamento quando inteso come una condotta continua ed abituale che tende ad aggravarsi nel tempo.

  • Che cos’è il maltrattamento?

Nel 1978 il Consiglio d’Europa a Strasburgo definisce il maltrattamento: “Gli atti e le carenze di cure che turbano gravemente il bambino, attentano alla sua integrità corporea, al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di altri adulti che hanno cura del bambino”.

  • Indicatori della violenza:

VIOLENZA FISICA:
Va sospettata in presenza di lesioni inspiegabili sul corpo del bambino, segnali inequivocabili della violenza dell’uomo sull’uomo.
QUANDO?
Quando il racconto del minore non giustifica la gravità delle lesioni o quando i genitori stessi ritardano nel fornire cure mediche al bambino.
Le manifestazioni fisiche più frequenti sono  lesioni cutanee:
abrasioni;
lacerazioni;
morsicature;
ustioni e bruciature;
cicatrici;
lividi;
E’ molto importante valutare l’età del soggetto e l’area del corpo in cui sono state rinvenute le lacerazioni. Nei casi più  gravi si può trattare anche di :
ematomi cranici;
fratture;
emorragie.

VIOLENZA SESSUALE:
Spesso agita da parte di familiari o adulti vicini alla famiglia. Include una drammatica situazione di plagio, di passività, di complicità, con profondi sensi di colpa e interazioni distruttive del clima familiare.

Gli indicatori fisici più frequenti sono:

  1. contusioni;
  2. graffi;
  3. lesioni dell’area genitale o anale;
  4. perdite o emorragie senza cause organiche evidenti;
  5. infezioni ricorrenti alle vie urinarie.

Gli indicatori psicologici sono caratterizzati da:

  1. atteggiamento del bambino costantemente remissivo;
  2. allusioni circa l’attività sessuale;
  3. giochi sessuali inappropriati con i compagni e attività ludica in genere inadeguata con presenza di significative componenti aggressive;
  4. paura degli uomini (per aggressori maschi);
  5. comportamento deduttivo verso gli uomini;
  6. rifiuto sistematico di visite mediche periodiche;
  7. gravi disturbi del comportamento come ansia o disturbi alimentari come l’anoressia.

VIOLENZA PSICOLOGICA:
Spesso difficile da riconoscere è una forma di maltrattamento enormemente diffusa in tutte le classi sociali.
Può avere varie forme e diversa intensità. Va dal mancato impegno nel proporre al bambino una figura di modello adulto, sino a proporgliene modelli distorti. Una tale ripetuta esposizione del bambino a situazioni in cui impatto emotivo supera la sua capacità di integrazione psicologica è difficile da gestire, divenendo così distruttiva.

Le situazioni comprendono:

  1. umiliazioni reiterate verbali e non;
  2. minacce verbali ripetute;
  3. emarginazione e squalificazioni sistematiche;
  4. esigenze sproporzionate alle capacità del bambino;
  5. ingiunzioni educative contraddittorie ed impossibili da rispettare.

Si rischia violenza psicologica ove siano presenti:

  1. disarmonie nel rapporto di coppia;
  2. frustrazioni, paure, solitudine in gravidanza,
  3. bambino reale non  corrispondente al bambino della fantasia;
  4. mancanza di comunicazione;
  5. ossessione per l’alimentazione, ritmo di crescita..
  6. eccesso di protezione o liberalità;
  7. mancanza di uno spazio mentale per il bambino.

 

  1.  
    • Chi fa violenza?
  •  
    •  
      • gli stessi genitori o parenti;
      • amici di famiglia;
      • educatori;
      • persone estranee occasionalmente incontrate.

In special modo quando le violenze vengono agite dai genitori, possiamo individuare alcune loro caratteristiche che li rendono a rischio:

  1. una storia personale di deprivazione e d abuso subiti nell’infanzia;
  2. gelosia e rivalità per i figli;
  3. esposizione a stress ambientali;
  4. isolamento sociale che riduce la possibilità di  confronto con modelli parentali più sani;
  5. alcoolismo.

Ci sono poi degli ELEMENTI DI SOSPETTO che possono mettere in allarme e quindi da non sottovalutare:

  1. mancato o tardivo ricorso a cure mediche;
  2. storie di incidenti ripetuti e gravità crescente;
  3. anamnesi incerta contraddittoria o contrastante con l’obiettività;
  4. tipo e sede di lesioni poco probabili come lesioni accidentali soprattutto se simmetriche e multiple;
  5. età del soggetto non compatibile con le lesioni;
  6. entità sproporzionata alla dinamica riferita:
  7. coesistenza di lesioni in diverso stadio evolutivo.

Ovviamente dobbiamo ricordare che non tutti questi elementi sono assoluti e devono essere valutati con la dovuta prudenza.

  1.  
    • Come e quando intervenire?

Considerato tutto ciò, sembra retorico e superfluo dire che intervenire è importantissimo: interrompere il succedersi degli episodi di maltrattamento è l’unico modo per far sì che quello stesso bambino, oggi maltrattato, non diventi l’adulto maltrattante di domani.
Ma è sempre con la medesima prudenza che l’istinto difensivo non deve farci cadere nell’eccesso opposto, ovvero: non è sempre maltrattamento. Esistono infatti:  le macchie mongoliche; le malattie come l’emofilia, la meningite, la sifilide congenita, ecc
Perciò si rende necessaria prudenza nel dare giusto peso alle segnalazioni o ai segni sospetti, per evitare pericolosi equivoci, ed insieme efficacia nella scelta di strumenti adeguati e qualificati per lo scopo da raggiungere, come le istituzioni locali.

I SERVIZI SOCIALI:

  1. il Tribunale dei minori;
  2. i Distretti socio-sanitari delle Asl;
  3. i Servizi Sociali del Comune;
  4. gli uffici minori delle Questure;
Tratto da "Psiconline.it"




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