Dott. Leonardo Roberti - Psicologo
In
Italia il 31,9% delle donne è stata vittima di una violenza fisica o
sessuale nel corso della vita: il 18,8% ha subito violenze fisiche, il
23,7% ha subito violenze sessuali di cui 4,8% stupro o tentato stupro
(un milione di donne). Il 5,4% delle donne di età compresa tra i 16 e i
70 anni è stata vittima di violenza nell’ultimo anno solare: tale
percentuale corrisponde a 1.150.000 donne. Meno del 15% delle vittime
di violenza denuncia tale reato. [dati forniti dal Ministero degli Interni, 2007].
La
prima causa di morte e invalidità permanente per le donne di età
compresa tra i 16 e i 44 anni, ancor prima del cancro, degli incidenti
stradali e della guerra, è la violenza subita ad opera del proprio
fidanzato, marito, o padre. Attualmente nel mondo ogni due donne
ammazzate, una è stata uccisa dal proprio compagno, spesso dopo un
rapporto violento [dati forniti dal Consiglio d’Europa].
E’
opportuno quindi fare delle riflessioni su questo fenomeno sempre più
dilagante e continuo oggetto di discussione da parte dei mass media. Va
data innanzitutto una definizione: la violenza contro la donna consiste
in qualunque comportamento o abuso di potere che produca danni e
sofferenza fisica, sessuale o psicologica.
La
prima manifestazione di violenza, che viene subito alla mente quando si
parla di violenza contro la donna, consiste in tutti quegli atti di
maltrattamento e aggressione fisica o sessuale di cui la donna è
vittima da parte di estranei e, nella casistica più frequente,
all’interno delle mura domestiche per mano del partner o di un
familiare.
Ci
sono poi altre forme di violenza, sicuramente più recenti e meno
conosciute, come la violenza sul lavoro e quella economica: la prima,
di cui fa parte anche il fenomeno del mobbing, consiste in tutti quegli
atti espliciti e impliciti che rendono difficoltoso o impediscono di
svolgere le mansioni in ambito lavorativo, e viene messa in atto al
fine di spingere la vittima a dare le dimissioni, o anche al solo scopo
di esercitare un potere su di essa; la seconda, consiste invece in ogni
forma di controllo diretto o indiretto sull’indipendenza economica
della donna, e viene esercitata ad esempio con l’imposizione del
divieto di avere un conto in banca, di gestire il denaro familiare, di
trovare o mantenere un’ occupazione lavorativa.
Ma
la peggiore forma di violenza contro la donna, perché invisibile e
perché i suoi effetti possono durare tutta una vita, è nelle
conseguenze psicologiche causate da tutte queste condotte brutali,
lesive del suo ruolo sociale di donna e della sua dignità in quanto
essere umano. La donna vittima di violenza subisce un trauma profondo
con ripercussioni importanti sulla propria persona e nelle relazioni
con gli altri.
Spesso la vergogna o il senso di colpa che si prova dopo aver subito
violenza, la portano a chiudersi in sé e a vivere in silenzio e
nell’isolamento sociale il malessere che sta provando, senza riuscire a
trovare la capacità di chiedere l’aiuto degli altri.
Fronteggiare
la violenza richiede una grande forza, quella forza che molte donne,
dopo la violenza subita, non riescono a trovare in sé stesse,
ricercando invece delle strategie per tenere lontano il dolore quali
l’assunzione di alcool, droghe o psicofarmaci, con conseguenze
devastanti sulla loro vita.
D’altra parte anche chi è vicino alla donna
che ha subito violenza, un’amica, il partner o un familiare che sono
venuti a conoscenza della violenza, può reagire con sentimenti
contrastanti di dolore, di rabbia contro l’artefice della violenza, può
provare sensi di colpa per non essersi accorto della situazione, può
sperimentare paura o anche indignazione.
E’
importante comunque che chi sia venuto a conoscenza della violenza non
lasci sola la vittima, le faccia sentire costantemente il proprio
sostegno e la aiuti a trovare il coraggio di rivolgersi alle strutture
d’aiuto competenti, aspettando con rispetto tutto il tempo che le può
essere necessario per prendere tale decisione.
E’ fondamentale per la
donna che sta vivendo le conseguenze psicologiche di una violenza
subita, di qualsiasi genere essa sia, non sentirsi giudicata né
colpevolizzata, avere una persona accanto sempre disponibile ad
ascoltarla e che garantisca la riservatezza delle proprie confessioni,
poter contare su qualcuno che non la faccia sentire sola durante il
percorso, talvolta lungo, di recupero del proprio equilibrio
psicofisico.
Superare
le conseguenze psicologiche della violenza è sempre possibile, e a tal
fine è stato creato un Servizio Nazionale Antiviolenza (il numero di
telefono è: 1522) dove, 24h su 24h e ogni giorno dell’anno, personale
esclusivamente femminile e specificamente formato, può offrire un primo
sostegno psicologico (in più lingue: italiano, inglese, francese,
spagnolo, russo) e informazioni dettagliate sulle strutture ed i
servizi competenti ai quali rivolgersi in caso di bisogno.
Tratto da "Psiconline.it"
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