Dott. Renato Vignati- Psicologo clinico, Psicoterapeuta familiare
E’ possibile realizzare nella scuola italiana la promozione del sapere e del benessere coltivando la mente e il cuore dei giovani? Le capacità cognitive e le competenze emotive possono preparare un adolescente ad affrontare i compiti di sviluppo in modo equilibrato, risolvendo costruttivamente i disagi e i conflitti?
Le Life Skills costituiscono realmente gli strumenti e le abilità
indispensabili per orientarsi ed essere equipaggiati nei confronti dei
problemi che la vita presenta?
Le
domande scaturiscono dalla riflessione pedagogica e, in particolare,
dall’interazione tra variabili psicologiche e contesto scolastico che
può dischiudere la strada a nuove concezioni e prassi didattiche
richiamando molteplici e feconde implicazioni.
Nell’ambito di un
Progetto formativo di recente realizzazione che ha interessato
studenti, docenti e genitori di una scuola (1), si è pianificata
l’opportunità di comprendere l’alfabeto emozionale della vita e,insieme, di organizzare e rafforzare i processi di apprendimento.
Il lungo e articolato percorso educativo, dal suggestivo titolo “Orientarsi ed Equipaggiarsi per la vita”,
è stato elaborato e condotto da chi scrive coordinando l’equipe di
colleghi psicologi, con la supervisione del prof. Klement Poláček
(docente emerito, già ordinario di Teorie e tecniche dei test presso la
Pontificia Università Salesiana di Roma).
In chiave sistemica, le attività formative contemplate nel Progetto si dispongono come insieme di azioni integrate di educazione e promozione della salute,
finalizzate principalmente ad orientare gli studenti, in un processo di
apprendimento e di incremento di competenze psicosociali, considerate
essenziali per garantire ad ogni soggetto condizioni ottimali di
benessere, di sviluppo individuale e sociale. L’intento è di assicurare
strumenti e occasioni importanti di crescita e di consolidamento
dell’identità personale, garantendo un clima positivo di riconoscimento
dei bisogni primari e di valorizzazione delle potenzialità.
Le premesse teoriche
che hanno guidato la formulazione del Progetto, si ritrovano nello
sviluppo più recente dell’indagine psicologica che, anche grazie al
contributo influente delle Neuroscienze, ha permesso nuove scoperte e
una maggiore identificazione di alcune competenze della mente e della
personalità umana: ad es. l’individuazione delle aree dei neuroni specchio
ha evidenziato il meccanismo biologico che ci consente di capire quello
che un altro fa o ha intenzione di fare, in modo istitintivo e
immediato, ponendo così le basi per l’empatia e per la comprensione reciproca degli stati emotivi (Iacoboni, 2008).
Le nuove conoscenze emerse nello studio della mente umana e delle sue
funzioni di base, come la memoria, le emozioni, l’intelligenza,
l’empatia, conferiscono particolare valore alle competenze potenziali o
skills (abilità), che possono essere rintracciate nelle diverse aree dei processi psicologici.
Mentre alcune di queste competenze appartenentengono
alla cosiddetta sfera cognitiva, altre riguardano le emozioni, gli
affetti e il Sé, oppure le relazioni sociali. Un elenco di tali
competenze comprende la capacità di risolvere i problemi, prendere
decisioni, manifestare senso critico e spirito creativo, essere
ottimisti, possedere autoefficacia e autostima, gestire le emozioni e
gli stress, comunicare e sapersi relazionare agli altri, provare
empatia, ecc.
In una prospettiva evolutiva, tali funzioni della mente
possono essere considerate come risorse da riconoscere e da sollecitare
per il miglior funzionamento possibile nei percorsi dell'adattamento
individuale e collettivo (Bertini, 2006).
Allo stato attuale, la teoria e la ricerca empirica, nell’ambito delle concezioni che si riferiscono alla salute positiva,
non consentono ancora di definire una tassonomia completa ed esaustiva
di tutti i fattori che concorrono alla promozione della salute. In ogni
caso, una serie di contributi significativi, a partire dalla prima
concezione dell’OMS riguardo alla salute considerata come stato di benessere fisico, psichico e sociale,
provengono da alcuni costrutti psicologici da tempo oggetto di studio e
di approfondimento. Tra questi ultimi, sono da annoverare il concetto
di stress di H. Selye (1956), il locus of control di J. B. Rotter (1954), il sistema di attaccamento di J. Bowlby (1969, 1980), l'alexithymia di P. Sifneos (1973), la hardiness di S. Maddi e S. C. Kobasa (1979), il coping di R. S. Lazarus e S. Folkman (1984), l'autoefficacia di A. Bandura (1995), lo psychological wellbeing di C. D. Ryff (1998), la resilienza diC. L. Sheridan (1998).
In particolare, il benessere viene
generalmente riferito ai concetti di salute, di qualità della vita e
della relazionalità, e riguarda diversi elementi (sicurezza, attività
di lavoro, fattori socioeconomici e ambientali, comunità di
appartenenza, ...), ai quali sono da aggiungere aspetti centrali della
persona, ancora più profondi, inerenti la percezione del benessere
personale, i sentimenti di soddisfazione, l’accettazione di sé,
l’autostima, il senso di fiducia.
In linea con una rappresentazione
multidimensionale del benessere, le varie direzioni della ricerca
scientifica attuale perseguono lo studio delle caratteristiche del
benessere soggettivo, inteso come esperienza emozionale positiva. Nella
definizione dei criteri che presiedono al funzionamento psicologico
ottimale, sono comunque da includere bisogni e motivazioni, valori,
abilità, ruoli, compiti di sviluppo,
e in un’ottica interazionista, anche variabili riguardanti il contesto
e le relazioni sociali (Zani, Cicognani, 2000). Si può convenire che “…la
salute non è precisamente un sentirsi, ma un esserci, un essere nel
mondo, un essere insieme agli altri uomini e donne ed essere occupati
attivamente e gioiosamente dai compiti particolari della vita” (Gadamer, 1994).
Le attività di promozione della salute, indicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (1987) come “strategie
di mediazione tra le persone e il loro ambiente, (...) che consentono
alle persone di assumere il controllo e la responsabilità per la
propria salute”, sono considerate di grande interesse, specialmente per la vita quotidiana.
La consapevolezza che i contesti educativi possono divenire luoghi di
reale prevenzione del disagio, anticipando l’insorgenza di un problema
e le possibili conseguenze, ha sollecitato le istituzioni scolastiche a
dedicare maggiore attenzione alla salute e alla promozione del
benessere fisico e psichico, attraverso particolari strategie
formative. L’evoluzione degli interventi, costruiti inizialmente su
strategie di carattere informativo, ha consentito una maggiore
focalizzazione sul modello di self empowerment
basato sul rinforzo dell’autostima e di quelle capacità individuali che
portano a intraprendere azioni opportune per la salute. Un esempio
caratteristico di questa tipologia di interventi, che impiega il lavoro
di gruppo, tecniche di problem-solving, e di sostegno psicologico, è
rappresentato proprio dal programma Life Skills Education (O.M.S.,
1993), indirizzato alla promozione del benessere e alla prevenzione del
disagio attraverso la sollecitazione di una serie di capacità personali
e sociali.
I riferimenti teorici, così come le specifiche metodologie applicative
sulle quali si basa l’intero Progetto qui delineato, derivano
principalmente dalla tradizione psicopedagogica della Psicologia
Umanistica, e in particolare dall’Approccio Centrato sulla Persona,
formulato da Carl Rogers (1951) e sviluppato dai suoi allievi, tra i
quali Thomas Gordon, autore di un Metodo per l’Efficacia Umana (1974).
In chiave olistica, questo orientamento psicologico, pone al
centro dell’attenzione la persona in tutti i suoi aspetti, cognitivi,
emozionali e relazionali, e si qualifica nel focalizzare gli elementi
distintivi del comportamento e la dinamica delle emozioni che
consentono di vivere una vita umana piena e sana.
La validità
di tale impostazione ha trovato conferma anche nella ricerca
psicologica più recente e innovativa, nel campo della salute e dello
sviluppo biopsicosociale, che ha stabilito un nuovo
paradigma(Zucconi, 2003). Il Progetto può inscriversi, pertanto, nel
contesto più ampio di una concezione di scuola “centrata sulla
persona”, che presta particolare attenzione al soggetto e ai suoi
compiti di sviluppo ed è orientata alla comprensione della dimensione
emozionale e allo sviluppo ottimale del profilo cognitivo di ogni
studente (Rogers, 1969).
Secondo questa visione, le diverse dimensioni
comprendenti il sistema degli apprendimenti, sia delle emozioni sia
delle relazioni interpersonali, sono da considerarsi profondamente
intrecciate tra loro, presentando complesse interazioni e collegamenti
(Vignati, 2005).
I contenuti e i metodi impiegati
negli interventi previsti dal Progetto sono in linea con l’offerta
formativa e le esigenze dell’istituzione scolastica in materia di
didattica e orientamento, di prevenzione delle situazioni di disagio e
di conflitto, di insuccesso scolastico e dispersione. L’interesse è
rivolto prevalentemente ai processi di base e agli indicatori che
promuovono concretamente la salute e il benessere di tutti i soggetti
coinvolti nel contesto scolastico, valorizzando le risorse positive
dell’individuo e della convivenza sociale.
Per conseguire le specifiche finalità del Progetto, il percorso
delineato si sviluppa in tre direzioni formative, corrispondenti alle
tre componenti del sistema scolastico, e si articola secondo moduli
tematici ciascuno dei qualiprevede una serie di incontri che assumono
quale riferimento principale le concezioni riguardanti la Psicologia
Positiva e le proprietà della salute.
In particolare, nelle attività con gli studenti assumono rilievo le abilità per la vita
(Life Skills), un nucleo indispensabile di dieci abilità cognitive,
emotive e relazionali, che intervengono in modo centrale nei processi
educativi e di apprendimento che si realizzano nel periodo
adolescenziale, rappresentando anche un modello di riferimento per lo
sviluppo delle capacità rivolte alla salute e uno strumento che
valorizza l’azione didattica.
Le principali competenze di vita,
proposte dall’OMS (1993), sono rappresentate dal “conoscere se stessi e
comprendere gli altri empaticamente, comunicare e relazionarsi
efficacemente, gestire le emozioni e tenere sotto controllo lo stress,
sviluppare il pensiero critico e creativo, rinforzare le capacità di
scelta nei processi decisionali e di soluzione dei problemi” (Marmocchi
et al, 2004).
I presupposti teorici delle Life Skills si
ritrovano nella Teoria dell’Apprendimento Sociale, sviluppata da A.
Bandura (1977), secondo la quale l’apprendimento è un’acquisizione
attiva, che ha luogo attraverso la trasformazione e la strutturazione
dell’esperienza.
La teorizzazione riguardante le forme distinte e multiple
dell’intelligenza, che ha radicalmente trasformato la tradizionale
concezione unidimensionale delle capacità cognitive, costituisce un
riferimento concettuale prezioso. A questi studi di Howard Gardner, può
ricollegarsi l’Intelligenza Emotiva (Emotional Intelligence, 1995),
un costrutto elaborato nel campo delle neuroscienze da Salowey e Mayer
(1990), ulteriormente sviluppato da Daniel Goleman che ha enunciato una
nuova teoria del funzionamento della mente umana e tracciato la mappa
delle competenze personali e sociali appartenenti alla sfera
emozionale. Sono considerati di grande interesse anche gli studi
condotti da Martin E. P. Seligman (1996) sul benessere, le emozioni
positive, la felicità e l’ottimismo (Meazzini, 2007).
Le abilità perseguite nella formazione risultano quindi indispensabili per orientarsi verso un progetto di vita
consapevole che sostenga atteggiamenti costruttivi, di scelta
consapevole, di dialogo e di risoluzione dei conflitti in una
dimensione di salute e di benessere, sia individuale sia nelle
relazioni all’interno del gruppo-classe. Tale orientamento verso obiettivi formativi, può
essere meglio definito come un percorso finalizzato all’acquisizione di
competenze che racchiudono l’orientamento esistenziale e anche
scolastico-professionale.
Le abilità, in grado di
incoraggiare l’avvio di comportamenti autoprotettivi e di facilitare
buone relazioni sociali nel periodo adolescenziale, sono apprese in un
ambiente rinforzante, dove gli studenti sono esposti a modelli corretti
e dove sono sostenuti dai pari, dai familiari e dagli insegnanti.
La scuola, luogo dove coesistono i processi di istruzione e di
socializzazione, sollecita sinergicamente le diverse dimensioni
dell’apprendimento. In tal modo, accanto alle Skills, che si
costituiscono come aspetto integrativo e trasversale all’interno dei
singoli percorsi disciplinari, sono posti i processi di apprendimento scolastico,
rilevati e valutati tramite il Questionario sui Processi di
Apprendimento, di Klement Polàcek (2005). Quest’ultimo strumento, di
recente elaborazione, rileva i processi, le strategie e le motivazioni
allo studio attraverso determinate scale.
L’individuazione e la
definizione di quali sono gli aspetti di forza e gli aspetti carenti,
del profilo individuale e della classe, può fornire alle figure
educative elementi preziosi per conoscere e intervenire efficacemente
nelle modalità di apprendimento utilizzate dagli studenti.
Se il successo di un programma di Life Skills dipende fortemente, da
una parte, dalla competenza degli esperti e, dall’altra, dalla
disponibilità degli insegnanti a formarsi effettivamente in queste
metodologie, è indispensabile garantire la formazione specifica degli
insegnanti e una loro appropriata supervisione, soprattutto nelle prime
fasi di attuazione dei programmi stessi. L’itinerario
formativo disegnato per i docenti, ha perciò preceduto e anche
accompagnato gli interventi condotti dagli esperti nelle diverse
classi.
Il programma ha contemplato la presentazione di tematiche
teoriche e di procedure operative legate alle Life Skills, insieme alla
predisposizione di specifici laboratori esperienziali di
riflessione e confrontonei quali poter verificare l’acquisizione delle
abilità. Durante il percorso formativo, sono stati previsti alcuni
laboratori di verifica con gli studenti, attuati da docenti-tutor, che
hanno così messo alla prova e consolidato le acquisizioni inerenti le
“abilità per la vita”.
Ogni modulo è stato corredato di materiali didattici,
schede e articoli di approfondimento opportunamente preordinati, che
hanno tradotto in concretezza operativa la filosofia generale e le
linee guida del Progetto.
Gli strumenti di valutazione indicati
dall’OMS (WHO, 1994) sono numerosi: interviste, questionari,
osservazioni, test standardizzati, analisi di statistiche e documenti
ufficiali, osservazioni sul campo/reports informali e studio di casi,
ecc. Nel caso del presente Progetto, è stato predisposto un percorso di
verifica che sia rispondente all’impostazione fenomenologica adottata e
ai principi della psicologia umanistica, basati sull’autovalutazione,
sul valore della persona e dell’esperienza.
Si è stabilito, pertanto, di affidare la valutazione, nelle sue
variabili di processo e di risultato, all’impiego di alcune procedure
oggettive standardizzate, come il test ITAPI (Italia Personality Inventory; Perussia, 2005) per gli insegnanti, e il Questionario sul Benessere in classe
(Polito, 2000) per gli studenti, mentre per i genitori sono state
previste alcune schede di rilevazione. Accanto a questi strumenti, sono
stati utilizzati altri questionari di gradimento dell’iniziativa.
In ogni caso, la valutazione del processo non si è limitata a esaminare
semplicemente la corrispondenza tra l’azione complessivamente
realizzata e i suoi esiti attesi, questo perché ogni azione educativa
in realtà mobilita una pluralità di risorse e rende disponibili sempre
più ampie prospettive, fin dalla fase iniziale della progettazione.
Dai riscontri obiettivi acquisiti, il Progetto ha ottenuto un buon
livello di coinvolgimento e di interesse da parte di insegnanti,
studenti e genitori. Gli esiti formativi, conseguiti nei gruppi-classe,
negli incontri e nella somministrazione del QPA, nei gruppi di genitori
e nella formazione docenti, risultano complessivamente positivi. La
rispondenza ottimale registrata è da correlare sia al grado di
coinvolgimento da parte di insegnanti e genitori sia al genere di
contenuti proposti che investono in modo significativo la realtà di
vita dello studente e il suo contesto di relazioni familiari e
interpersonali, in primo luogo il gruppo-classe.
Le difficoltà scolastiche, specialmente quelle legate
all’apprendimento, insieme alle problematiche relazionali, sono state
affrontate secondo una concezione di prevenzione del disagio scolastico
che si basa sulla promozione dei fattori essenziali relativi al benessere emozionale e alla qualità delle relazioni di vita che finiscono per influenzare il successo scolastico.
Il supporto fornito negli incontri, corredato dalle conoscenze sulle
principali abilità socio-emotive e relazionali, ha contribuito di volta
in volta a sviluppare negli studenti maggiore consapevolezza di sé (autocoscienza) e degli altri (empatia), ad approfondire la comunicazione e le relazioni interpersonali, a sensibilizzare il pensiero creativo e critico, a gestire le emozioni, a prendere decisioni (decision making) e ad affrontare i problemi più delicati (problem solving) relativamente alle modalità di studio che riguardano motivazione, metacognizione, strategie di apprendimento e transfer
Le ricerche dell’OMS nel campo della salute, come anche le numerose
esperienze realizzate in ambito scolastico-educativo in Italia presso
numerosi Istituti (2), dimostrano concretamente che aiutare i giovani
ad affrontare i numerosi fattori di rischio, può consistere
essenzialmente nel sostenerli ad acquisire le life skills e le
strategie di apprendimento corrette, necessarie per essere equipaggiati adeguatamente, risolvere positivamente i compiti di sviluppo e conquistare gradualmente spazi di autonomia.
Come si riscontra nella recente emergenza che si è verificata nelle
scuole a proposito di bullismo e di altri episodi di aggressività e
prevaricazione, le misure correttive e preventive più efficaci sono
rappresentate dai programmi formativi che pongono come tema principale
le abilità di vita.
I vantaggi educativi che si ottengono con tali programmi sono numerosi
(ad es. minore frequenza di scontri e disturbi in classe, maggiore
interesse e spirito di collaborazione, migliori risultati scolastici,
ecc.). Per essere efficace la formazione deve essere continuativa e
inserita come parte integrante e trasversale del curriculum scolastico,
deve essere guidata dagliinsegnanti, i quali ne sono i promotori
principali, all’interno di una rete più ampia di partecipazione
(genitori, enti e istituzioni del territorio).
L’OMS nel definire
le strategie per la costruzione di progetti di Life Skills indica,
infatti, la necessità di creare un gruppo di progetto che coinvolga più
attori, al fine di permettere un radicamento nella comunità dei valori
che sono alla base del programma e rendere così possibile una
programmazione e una valutazione condivise del progetto.
Si segnala, infine, la necessità di attuare una formazione continua che riguardile tematiche prevalenti della educazione alle abilità di vita, e la ricognizione dei processi di apprendimento, perfezionando in tal modo il percorso sin qui attuato, perché... "… tutto
suggerisce la necessità di insegnare ai giovani ... l’alfabeto
emozionale della vita – le capacità fondamentali del cuore. … Queste
capacità sono indispensabili come quelle intellettuali, in quanto
servono a equilibrare la razionalità con la compassione. Rinunciando a
coltivare queste abilità emozionali, ci si troverebbe a educare
individui con un intelletto limitato: un timone troppo inaffidabile per
navigare in questi nostri tempi, soggetti a mutamenti tanto complessi.
Mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro" (Daniel Goleman). (Vignati, 2009).
NOTE:
(1) La scuola è l’Istituto Comprensivo, Scuola Media “L. Da Vinci- Ungaretti”
– Educazione degli Adulti, di Fermo. Il Progetto, reso possibile dalla
preziosa collaborazione dei docenti e del dirigente della scuola, è
stato realizzato grazie alle risorse del FSE della Regione Marche.
(2) Progetti analoghi sono stati realizzati, ad es., presso l’Istituto S. Comprensivo di Montegranaro (FM) e l’itcgt (Istituto Tecnico Commerciale, per Geometri e Turismo) “G.B. Carducci – G. Galilei” di Fermo.
BIBLIOGRAFIA
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Zani B., Cicognani, E. (2000), Psicologia della salute , Il Mulino, Bologna.
Zucconi A., Howell P. (2003) La promozione della salute, ed. La Meridiana,.
Tratto da "Psiconline.it"
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